Perché si muore ? O non si muore ?

Perchè si muore ?
Perchè si muore ?

Perché si muore ?

Chi scrive questo articolo è un pensatore e appassionato di scienza, fisica e misteri. La domanda che mi sono posto è proprio questa: perché si muore ?
A cosa serve morire ?

Può sembrare stupido o banale, ma non lo è. Sappiamo tutti che ogni essere vivente prima o poi deve morire, non c’è scampo. Ma perché ?
Il dubbio che ci potrebbe venire è: dobbiamo morire per far posto agli altri ? Oppure moriamo solo perchè invecchiamo fino al deperimento ?

E se la morte fosse un difetto evolutivo ?

Questa teoria è plausibile. Ragioniamo. La vita sul nostro pianeta potrebbe essere partita tutta da una unica combinazione chimica casuale che ha generato una cellula, poi questa cellula si è evoluta adattandosi a sopravvivere prendendo energia dal sole o assorbendo sostanze da altre cellule e si è così creato il regno vegetale e animale, da questo momento in poi la vita a continuato ad adattarsi ad ogni ambiente, eliminando i difetti e creando tutta la varietà che ben conosciamo. Ogni vita si è evoluta perfettamente per adattarsi al suo scopo principale: sopravvivere. Ma c’è un grosso difetto che la natura non ha risolto: la morte.

In realtà la natura è riuscita in qualche modo ad arginare il problema, ma il difetto della morte è rimasto in tutte le specie fin dalla prima cellula. La soluzione per risolvere la morte è stata la duplicazione cellulare, la prima cellula esistente si è replicata dando origine all’infinita evoluzione della vita sul nostro pianeta.

Potersi riprodurre ha reso inutile essere immortali ?

La riproduzione ha sopperito al fatto che le cellule invecchiano e muoiono. Quando la prima cellula si è riuscita a riprodurre prima di morire, ha di fatto dato il via alla vita rendendo l’immortalità inutile.

Se la prima cellula fosse sopravvissuta imparando ad auto ripararsi e ad auto adattarsi all’ambiente, oggi sarebbe evoluta e mai morta.

E’ meglio essere immortali o è meglio potersi riprodurre ?

Non è semplice rispondere a questa domanda, ma ci proviamo:

Se fossimo immortali:

Se la prima cellula fosse sopravvissuta auto riparandosi, forse ad oggi avremmo un solo super essere vivente super saggio e super intelligente con una esperienza di milioni e milioni di anni. Sarebbe padrone del pianeta e sarebbe plausibile pensare che avrebbe potuto creare copie di se semplicemente separando una parte del corpo, esattamente come si può fare facendo una talea con una pianta. Un essere di questo tipo sarebbe perfetto nella sua evoluzione e la capacità di auto ripararsi l’avrebbe fatto sopravvivere ad ogni tipo di avversità per sempre. Non possiamo escludere che su un altro pianeta ci possa essere questo tipo di vita, ma sarebbe un pianeta con poca o addirittura nessuna biodiversità.

Non siamo immortali:

Purtroppo la nostra evoluzione ha reso inutile l’immortalità, tanto possiamo riprodurci. Quindi è la capacità di poterci riprodurre il difetto che ha reso inutile essere immortali. Ma la riproduzione da dei vantaggi ?
La riproduzione ha originato tutta la biodiversità che c’è sul pianeta, ma la biodiversità è una conseguenza della riproduzione e non una sua necessità. La biodiversità tra piante e animali, con tutte le sue forme e colori ci pare bella, perché siamo abituati a vederla così. Se fossimo immortali da sempre ci sembrerebbe probabilmente caotica, bizzarra e piena di pericoli. Se fossimo immortali da sempre, guarderemo a un pianeta come il nostro, con amarezza e un forte senso di pietà e sarebbe difficile comprendere il senso di una vita che finisce in pochi anni. Anche una vita che sopravvive 100 e oltre anni sarebbe comunque un istante rispetto a una vita eterna e immortale.

Siamo quindi difettosi ?

Se guardiamo a livello di essere vivente: si, probabilmente siamo tutti esseri viventi difettosi su questo pianeta, che ci tocca morire per far proseguire la specie.

Dobbiamo però guardare a livello di natura e non di singolo essere vivente. Se guardiamo a livello di natura, ci accorgiamo che la natura esiste sia che gli esseri siano immortali che mortali. Quindi per la Natura (con la N maiuscola) poco importa se siamo mortali o immortali, quello che conta è che esista lei nel suo complesso.

Però la natura non sbaglia… quindi qualcosa non va…

E’ vero, la natura non sbaglia. Quindi la morte potrebbe non essere un difetto evolutivo, ma una soluzione ad una necessità.
Se la premessa che la natura non sbaglia è vera (e lo è), allora la morte non è un difetto e noi la interpretiamo in maniera sbagliata.
Ebbene noi non moriamo.

Che significa: noi non moriamo ?

Significa che se la natura ha optato per la morte, significa che la morte non è un difetto evolutivo, significa quindi che la morte non è quello che noi consideriamo, significa che noi non moriamo come lo intendiamo. Noi quindi non moriamo, noi ci trasformiamo.

La morte dovrebbe essere chiamata: trasformazione. Come ogni molecola deperisce, anche le nostre molecole deperiscono e così anche le cellule e quindi si invecchia. Quando il nostro corpo (e qui bisogna osservare la parola “nostro” che ci fa sentire il corpo appartenente a “noi”, “noi” che lo abitiamo) non può più ospitarci (la parola “ospitarci” è la più appropriata che ho trovato), si spegne come fosse una macchina e “noi”, noi siamo il software di quella macchina ormai spenta.

Noi siamo un software ?

No, ma la parola rende bene l’idea. Noi abitiamo il corpo come un software abita una macchina e quando la macchina si rompe, il software può essere installato altrove. Quando il corpo si rompe, il software (anima?) rimane.

Noi non moriamo, noi ci trasferiamo e lo fa la natura in un modo che non conosciamo.

La natura può tranquillamente spegnere un corpo e riutilizzarlo dopo la decomposizione, ma non sprecherebbe mai la saggezza e l’esperienza di una vita. La natura non spreca mai nulla e questa è una certezza. Quindi noi non moriamo, perchè ciò sarebbe uno spreco enorme, “noi”, dopo la morte, veniamo “trasferiti” in qualche sconosciuto modo e posto. Questa è la mia conclusione e certezza personale.

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